La MiFID II entrerà in vigore tra poco meno di un anno. I termini sono slittati per capire meglio quali siano le potenziali implicazioni di una disciplina che impatterà su imprese finanziarie, consulenti indipendenti e investitori. Ecco che cosa cambia (e quando).
 
Cos'è MiFID II
MiFID II è la disciplina che regola i servizi finanziari europei. Rivede e amplia la versione precedente (MiFID) in materia di prestazione dei servizi di investimento, tutela degli investitori retail, definizione dei servizi di consulenza indipendenti e adeguatezza della comunicazione.

Tempistiche
Il 15 aprile 2014, la normativa MiFID II è stata adottata dal Parlamento europeo. Secondo le prime scadenze, i singoli Stati membri avrebbero dovuto adottare le misure entro luglio 2016, recependo poi le norme entro il 3 gennaio 2017. Nel febbraio 2016, però, Bruxelles è intervenuta per posticipare di un anno l'effettiva applicabilità di MIFID II. Il limite è adesso fissato al 3 gennaio 2018.
 
Target di clienti specifici
La normativa prevede di indirizzare le vendite di prodotti finanziari in base al cliente finale. Cosa significa? I prodotti devono essere disegnati e circoscritti in relazione a un target ben preciso per esigenze, disposizione al rischio, capacità e competenze finanziarie. E il canale distributivo deve agire di conseguenza.
  
Personale preparato
Le imprese finanziarie devono garantire e dimostrare alle autorità incaricate della vigilanza di offrire il proprio servizio attraverso personale che abbia competenze adeguate e conoscenza dei prodotti offerti.
 
Incentivi
Un altro punto chiave che riguarda il personale è legato agli incentivi. Le imprese non potranno prevedere meccanismi di remunerazione che potrebbero spingere gli operatori a raccomandare determinati strumenti finanziari piuttosto che quelli più aderenti alle esigenze dei clienti.
 
Adeguatezza
La MiFID II restringe il campo dei prodotti per i quali è possibile prestare un servizio “execution only” (cioè di mera esecuzione degli ordini, senza valutare l'adeguatezza dell'operazione). La normativa attualmente in vigore definisce già una lista di prodotti liberi e di altri più vincolati. Le regole che saranno in vigore dal 2018 saranno ancora più severe.
 
Rafforzamento delle autorità
Le autorità di vigilanza nazionali e sovranazionale (come Esma ed Eba) potranno proibire o limitare la vendita e il collocamento di alcuni strumenti finanziari che potrebbero esporre a rischi eccessivi gli investitori o la stabilità finanziaria del sistema. 
 
Consulenti indipendenti
Le imprese di investimento devono comunicare al cliente se l'offerta di consulenza è fornita da attori indipendenti oppure no.
 
Comunicazione
L’impresa che fa da consulente o gestisce il portafoglio non dovrà solo fornire le informazioni corrette ma raccogliere quelle che riguardano i clienti. Si dovrà capire quanto l'investitore conosca il prodotto. Quanto sia disposto a rischiare, quali siano i suoi obiettivi e quanto sarebbe capace di ammortizzare una eventuale perdita. Se il singolo prodotto finanziario è integrato all'interno di un pacchetto complesso, l'operatore dovrà fornire all'investitore non solo il profilo di rischio del singolo prodotto ma dell'intero pacchetto. Le imprese sono chiamate inoltre a spiegare al cliente le ragioni dell'investimento e perché sarebbe coerente con le richieste dell'investitore.  
 
Costi e oneri
Aumentano le richieste di trasparenza. I costi devono essere indicati al cliente (prezzo della consulenza compreso) in modo aggregato: una misura complessiva che rende più immediato e chiaro l'ammontare degli oneri in capo all'investitore (e il loro peso sul rendimento atteso). Quando possibile, questa informazione deve essere aggiornata e comunicata una volta l'anno.

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