I costi dell’ignoranza finanziaria sono molto alti. Anche nella gestione del conto bancario la mancata alfabetizzazione ci costa cara, con perdite di ricchezza nello strumento finanziario più comune, ovvero il conto corrente.

Il sapere, anche nella finanza, aiuterà a proteggere noi e il nostro portafoglio. L’emendamento sull’alfabetizzazione finanziaria è uno dei punti del Decreto salva-risparmio e porterà all’integrazione, nell’offerta formativa per gli studenti, di strumenti utili per comprendere la finanza. Conoscenza dei rischi, dei prodotti finanziari e della terminologia di base sono gli obiettivi primari di insegnamento. Vediamolo nel dettaglio in tre punti.

La premessa: qual è il livello di alfabetizzazione finanziaria italiana, ad oggi?

Il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani è molto basso, di molto inferiore rispetto a quello degli altri Paesi industrializzati. L’Italia è terzultima in Europa, con alle spalle solo Romania e Portogallo. E penultima tra i Paesi Ocse, seguita solo dalla Colombia. Solo il 37% degli italiani è in grado di rispondere a tre delle quattro domande di base sull’educazione finanziaria, riguardanti inflazione, diversificazione, rendimenti semplici e rendimenti composti. Nella maggior parte dei Paesi del Nord Europa questa percentuale sale al 65%.

Gli obiettivi: qual è la funzione per i giovani, in prospettiva?

Imparare a scegliere tra i diversi tipi di investimento. Leggere senza difficoltà le pagine finanziarie dei giornali. Diventare cittadini consapevoli anche in banca e al cospetto del proprio consulente finanziario. L’educazione finanziaria comincia a muovere i primi passi nel tessuto legislativo italiano, tramite un emendamento inserito nel Decreto salva-risparmio.
 
L’idea è quella di inserire moduli di educazione economica e finanziaria a scuola nell’ambito dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, in vista di un inserimento vero e proprio nei curriculum anche attraverso la formazione dei docenti. Inoltre, la strategia prevede l’istituzione di un Comitato nazionale per l’educazione finanziaria presso il Ministero dell’Economia.

Le risorse: chi e cosa è stato impiegato nell’avvio di questo progetto?

Lo stanziamento iniziale è di un milione. Una cifra simbolica per avviare entro sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento la «strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale attraverso l’istituzione di un apposito comitato», si legge. Il comitato è composto da dieci membri, nominati dal Ministero dell’Istruzione, Ministero delle Finanze, Ministero dello Sviluppo economico, Banca d’Italia, Consob, Covip, Ivass, Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti. Con il Mef che ha un ruolo guida nella gestione operativa del processo di definizione della strategia nazionale, compresa la formazione degli addetti.

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