Il petrolio è in difficoltà dalla fine del 2014, da quando il prezzo sui listini internazionali ha iniziato ad allontanarsi sempre più dalla soglia dei 100 dollari al barile. Da questa estate ha oltrepassato anche i 50 dollari al barile, assestandosi tra i 45 e i 50 dollari a seconda delle fluttuazioni.

Anche le prospettive degli investimenti sono in declino secondo due studi. Per la società di consulenza Wood Mackenzie, se si includono i tagli alle spese di esplorazione, gli investimenti in conto capitale per lo sviluppo di nuovi giacimenti tra il 2015 e il 2020 vedranno una riduzione di oltre 1.000 miliardi di dollari. I budget di investimento delle principali compagnie petrolifere, escluse quelle mediorientali e nordafricane, negli ultimi due anni sono stati più che dimezzati. Eppure rimane ancora la principale commodity insieme all’oro, con gli occhi dei trader di tutto il mondo puntati addosso.
Per capire meglio questo tema, ecco alcune parole chiave da conoscere bene.
 
AIE
Fondata nel 1974 dopo lo choc petrolifero del ’73 dall’OCSE, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha come missione il coordinamento delle politiche energetiche dei vari Paesi membri per aiutare la crescita economica. Monitora l’andamento dei prezzi e fornisce analisi e previsioni sulle prospettive del mercato.
 
Brent
Le negoziazioni dei mercati vengono calcolate su due particolari benchmark, il WTI e il Brent. Sono entrambi petroli leggeri, nel senso che hanno pochi solfuri e quindi sono poco densi. Il Brent è il greggio che viene estratto nel mare del Nord in Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Germania e Norvegia ed è considerato di qualità inferiore rispetto al WTI per via del suo alto contenuto di zolfo.
 
Futures
I futures sul petrolio sono uno degli strumenti di investimento dei trader. Gli investitori possono scommettere sul futuro prezzo del petrolio acquistando questo tipo di contratto. Per esempio se penso che il petrolio aumenterà il suo valore nei prossimi mesi, acquisterò un contratto future mentre se penso che il mercato sarà ribassista lo venderò. I principali futures hanno una scadenza di tre mesi.

Opec
L'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio è nata nel 1960 e comprende 12 Paesi, riunitisi per contrattare con le compagnie petrolifere i prezzi e le concessioni dei giacimenti. Si stima che i membri controllino quasi l’80% delle riserve mondiali di petrolio. Il membro più influente è l’Arabia Saudita.

Riserve
Le prospettive degli investimenti vengono calcolati non solo in base al ritmo di produzione di barili giornalieri, ma anche sulle riserve. Le riserve di petrolio di ogni Paese sono molto difficili da comprendere a partire dalle pubblicazioni ufficiali, ma secondo una stima dei ricercatori norvegesi di Rystad Energy basata sui dati di oltre 60mila giacimenti, gli Stati Uniti possiedono più petrolio di Russia e Arabia Saudita: 264 miliardi di barili, contro i 256 dei russi e i 212 dei sauditi. Il balzo degli USA è dovuto in parte allo Shale oil, che vale circa la metà delle sue riserve.

Shale Oil
È il petrolio ricavato dalla frammentazione idraulica delle rocce sul quale gli Stati Uniti si sono lanciati da qualche anno diventando il primo produttore mondiale. Nonostante le previsioni negative degli analisti, la produzione è calata marginalmente negli ultimi due anni, da quando cioè il valore dell’oro nero ha iniziato a scendere.

WTI
Insieme al Brent rappresenta il benchmark al quale fanno riferimento i listini internazionali. È il parametro per i contratti che vengono scambiati al NYMEX, il principale mercato per futures e opzioni su commodity ed energia.