Nel 2015 sono state 130 mila le istanze presentate, per un totale di 60 miliardi di euro di capitali emersi e 4 miliardi di euro di imposte e sanzioni esercitate. Un ottimo risultato secondo l’Uif, l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, che sottolinea come siano arrivate 10 mila segnalazioni in più rispetto al 2014 soltanto nella prima parte del 2016. Ad oggi sono state chiuse circa il 55% delle pratiche presentate e, per legge, tutto il pacchetto dovrà essere terminato entro il 31 dicembre 2016.

Uno strumento per la regolarizzazione
Ma andiamo con ordine. La voluntary disclosure (“collaborazione volontaria” dall’inglese), viene definita dall’Agenzia delle Entrate come “uno strumento che consente ai contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio”. Il modello di richiesta, precisa l’Agenzia delle Entrate, deve essere inviato soltanto per via telematica.

In crescita le segnalazioni dei professionisti, male la Pubblica Amministrazione
Secondo il report dell’Uif, sono aumentate le segnalazioni dei professionisti e degli operatori non finanziari. Un trend che sottolinea una maggiore sensibilità e consapevolezza, anche perché le comunicazioni di operazioni sospette possono portare a scoperchiare i vari business criminali. Può essere migliorata invece la collaborazione con la Pubblica Amministrazione, evidenzia Bankitalia: nel 2015 sono arrivate soltanto 21 segnalazioni, scese a 7 nei primi sei mesi del 2016. Troppo poco per un osservatorio privilegiato come la Pa, che dovrebbe invece essere in prima linea per prevenire e contrastare l’evasione.
 
La versione 2016 della voluntary disclosure
Saranno introdotte alcune modifiche nella nuova versione che sarà presentata in autunno: i principali obiettivi saranno l’emersione domestica e la semplificazione delle procedure, un tema molto discusso finora. Secondo le prime indiscrezioni verrà ripresentata una soglia a forfait come nella prima versione, nella quale ammontava a 2 milioni di euro. Verranno però modificati i meccanismi di attuazione e verrà introdotta un’aliquota fiscale fissa. In particolare, questa aliquota fiscale non si applicherebbe soltanto per i rendimenti del capitale immobilizzato, ma verrebbe estesa sia al capitale iniziale che agli interessi maturati nel tempo. Un nuovo importante passo verso maggiori equità e legalità.