Polizze multiramo: a cosa servono?
L’obiettivo di chi sceglie le polizze multiramo è innanzitutto la diversificazione. In un colpo solo questo strumento finanziario-assicurativo, che viene venduto da assicurazioni, banche, SIM e vari intermediari, permette di investire una parte dei propri risparmi in una classica gestione separata e un’altra parte in fondi assicurativi “unit linked”. Questo mix porta l’investitore a muoversi su un doppio binario: la gestione separata assicura un rendimento minimo e serve come garanzia sul capitale, mentre i fondi assicurativi permettono di prendere posizione sui mercati finanziari e quindi puntare a un rendimento maggiore, ovviamente a fronte di qualche rischio in più.
                                                                                                                                                            
Il primo ramo: le polizze vita tradizionali
Secondo i dati di Federconsumatori sono 1,6 milioni gli italiani che hanno puntato su questi strumenti flessibili. Si chiamano polizze multiramo perché, come abbiamo detto, combinano una polizza vita tradizionale (I ramo) con la polizza “unit linked” (III ramo), un prodotto di investimento. La componente che viene investita nella polizza vita è garantita e il capitale finisce in un fondo a gestione separata. In alcuni casi è possibile spuntare anche un rendimento minimo, ma il significato di questa prima parte dell’investimento è creare una base sicura e minimizzare i rischi. In genere la gestione separata sceglie titoli a reddito fisso come mercati monetari e obbligazionari, così da garantire una rivalutazione almeno allo stesso livello del rendimento minimo garantito.
 
Il terzo ramo: le polizze "united linked"
Rischi che invece si alzano se passiamo ad analizzare la parte della polizza “unit linked”. Viene chiamata così perché il profitto dipende (linked) da fondi e strumenti di investimento (unit) dove la compagnia che vende la polizza multiramo decide di investire i capitali dei clienti. In questo caso, a differenza del primo ramo, il capitale non è garantito e si possono anche perdere i propri soldi. Questo tipo di strumento è molto simile a quello dei fondi comuni e delle Sicav, le Società di Investimento a Capitale Variabile. Questa parte di solito è inferiore alla prima nell’investimento complessivo, nonostante gli esperti consiglino di mantenere un certo equilibrio. Le società di intermediazione di solito consigliano al cliente di destinare almeno il 40% delle proprie fiches nella “unit linked”: è facile capire che il capitale garantito si ferma al 60% del totale.