“A ogni azione corrisponde una reazione uguale o contraria” recita, in modo semplificato, il terzo principio della dinamica. Questa regola si può applicare ovviamente anche ai mercati, che nei momenti di grande volatilità, incertezza o paura reagiscono velocemente cercando porti sicuri nei quali mettere al riparo i propri soldi. Vengono chiamati “beni rifugio” e tra questi troviamo l’oro, bene rifugio per eccellenza, i titoli di stato solidi come quelli di Germania, Svizzera, Stati Uniti. Ma anche le valute rifugio, monete che nei momenti più neri dell’economia mondiale salgono di valore. Insomma, se i professionisti acquistano beni rifugio significa che qualcosa nell’economia non sta andando per il verso giusto. Ed è meglio andare sul sicuro.

Un antidoto contro l’incertezza
In caso di recessione, di crisi, ma anche di incertezza geopolitica vediamo gli indici di alcune monete salire, mentre nei momenti di benessere e sviluppo economico sono altre le valute che migliorano. Le prime sono le valute rifugio e tra queste troviamo il dollaro, lo yen, il franco svizzero e secondo alcune correnti di pensiero anche la sterlina inglese e l’euro. Sono le valute più stabili e sicure del mondo, che non rischiano di deprezzarsi improvvisamente. Abbiamo visto proprio pochi giorni fa un movimento di questo tipo sui mercati: lo yen ha registrato un rialzo contro tutte le principali valute, soprattutto sull’euro, e anche il dollaro è guadagnato alcuni punti. Questo perché il contesto internazionale ha risentito della Brexit e dei suoi sviluppi incerti, oltre alle apprensioni dei vari governi europei riguardo alla situazione del quadro bancario del Vecchio Continente.

Le riserve valutarie delle banche centrali
Un altro motivo per cui tenere in considerazione queste monete sono le riserve valutarie delle banche centrali: si tratta dei depositi di valute straniere che gli istituti centrali e le autorità monetarie dei vari Paesi tengono nei propri forzieri (nel caso dell’Europa in quelli della BCE). Se prendiamo i dati del 2014, vediamo che nel complesso delle riserve valutarie mondiali, il dollaro americano rappresenta il 63% del totale. Seguono l’euro con il 22% e Yen e sterlina inglese con circa il 4% a testa. In un certo senso, una sicurezza in più.