Sono principalmente due le ragioni per cui il consiglio di amministrazione di un’azienda propone ai soci un aumento di capitale. Nel caso migliore è quando serve liquidità per effettuare investimenti e continuare a crescere. Lo scenario peggiore invece prevede la necessità di ricostruire una posizione finanziaria negativa, quindi significa che le cose non stanno proprio andando bene. Il Cda può proporre un aumento del capitale sociale reale, quindi emettendo nuove azioni dietro un pagamento, oppure in modo nominale, che non prevede il pagamento da parte dei soci. Una volta deciso l’aumento di capitale, ogni azionista e ogni titolare di obbligazioni convertibili o warrant può fare valere il proprio diritto di opzione.
 
Aumento reale o nominale
Dopo la delibera dell’assemblea straordinaria, che certifica il cambiamento dell’atto costitutivo della società dal momento che modifica il capitale sociale, viene stabilito un determinato numero di azioni per ogni vecchia azione posseduta. Chi decide di partecipare e quindi di versare denaro fresco ammette implicitamente di credere nella strategia del CDA, oltre che nella qualità dell’azienda. Questo aumento di capitale a pagamento solitamente è il metodo più utilizzato.
Nel caso dell’aumento di capitale gratuito invece gli azionisti non devono sborsare un centesimo per diventare titolari delle nuove azioni. Anche in questo caso viene ritoccato il capitale sociale della società, ma il denaro proviene dalle casse societarie e non dai soci. Un’alternativa a questa prima scelta dell’aumento gratuito è conferire un valore nominale più alto alle azioni già in circolazione, evitando così di emetterne di nuove.
 
Le scelte strategiche dei soci
Nel caso di un aumento di capitale reale i soci coinvolti hanno due opzioni: possono sottoscrivere questo cambiamento ed esercitare il proprio diritto di opzione, versando nuovi capitali propri nella società, oppure possono decidere di vendere il proprio diritto d’opzione sul mercato. Nel primo caso il socio manterrà la propria percentuale di azioni sul totale, mentre nel secondo caso vedrà ridursi la propria quantità. Il meccanismo è molto semplice. Se prima dell’aumento di capitale le azioni totali sono 1000 e un socio ne ha 100, ne detiene il 10%. Ma se non partecipa all’aumento e le azioni totali diventano 2000, le sue 100 azioni valgono il 5% del totale. 
In genere un socio decide di vendere il proprio diritto di opzione quando l’aumento di capitale serve per sistemare i conti della società e non per effettuare nuove acquisizioni o investimenti. In questo modo evita di mantenere nel proprio portafoglio degli asset a rischio e può permettersi di utilizzare il capitale risparmiato per diversificare i propri investimenti.