Dopo aver approfondito le modalità di gestione di un portafoglio a basso, medio e ad alto rischio, affrontiamo ora il tema della scelta di diversificare per aree geografiche sul mercato azionario, punto di vista non sempre condiviso da tutti i gestori.

In genere, infatti, si ritiene più opportuno differenziare per asset class, per rating o per capitalizzazione, ma quello geografico rimane uno dei metodi utilizzati per ridurre le potenziali perdite derivanti da scenari negativi inattesi.

Quando si parla di aree geografiche, in genere, si intendono regioni geoeconomiche ben precise. Stati Uniti ed Europa valgono ognuna come un blocco unico, ma in altri casi si tratta di singole nazioni come Giappone, Brasile, India, Cina, Russia, Sudafrica, Messico, Nigeria. Infine c’è l’esempio di quelle che vennero definite “Tigri asiatiche”: Taiwan, Corea del Sud, Singapore e Hong Kong erano state accomunate dalla loro rapida crescita negli anni ’90 e alcuni osservatori le considerano come una singola area geoeconomica, pur non facendo parte di un’unione politica o amministrativa.
 
Alto e basso rischio
Una premessa è doverosa: l’area di provenienza è un indicatore, ma non può dare certezze. È possibile che una compagnia nigeriana sia solida e ben gestita, mentre una europea può essere meno salda. Detto ciò, in linea di massima è possibile dividere le aree geoeconomiche più importanti a seconda del rischio che presentano. Questo valore medio può essere ricavato dalle serie storiche che presentano le differenze di performance, ovvero come le azioni di determinate aree “tengono” nei momenti più difficili e di quanto salgono nei momenti migliori. Messa in un modo più semplice, qual è la perdita massima e quale il guadagno massimo sul lungo periodo.
Ritornando alla differenziazione geografica, le zone a basso rischio sono le classiche Stati Uniti, Europa e Giappone. Perché sono mercati più maturi, perché sono più liquidi, perché la vigilanza è più accorta, perché sono più trasparenti e perché c’è parecchia concorrenza interna. Vengono poi le aree a medio rischio e qui troviamo Paesi come Cina, Russia, India, Brasile, Sud Africa. Mercati non ancora maturi ma più avanzati di altri sotto gli aspetti appena citati. Infine, nel grande gruppo dell’alto rischio fanno parti gli altri Paesi emergenti. Alcuni sono sotto i riflettori da tempo come Mesico, Nigeria, Indonesia e si dice che diventeranno vere potenze economiche nel giro di qualche decennio. Ma, per il momento, rappresentano grandi opportunità di guadagno e altrettante di perdite.
 
Come comporre il portafoglio
Tenete sempre presente che i mercati americani sono i più liquidi e i più trasparenti. Anche l’Europa da questo punto di vista si difende bene. Ecco che allora, per comporre un portafoglio medio, si può ipotizzare un 70% di titoli dei Paesi a basso rischio (30% Usa, 25% Europa e 15% Giappone), un 25% di Paesi a medio rischio (7,5% Cina, 5% India, 5% Russia, 5% Brasile e l’ultimo 2,5% diviso tra Sud Africa e Australia) e infine un 5% sui Paesi ad alto rischio (Messico, Nigeria, Indonesia, Pakistan, Vietnam e così via). Questo è solo un esempio teorico, poi va applicato nella realtà e al momento storico-economico.