A ottobre le parole accomodanti del Governatore della BCE Mario Draghi hanno spinto i tassi di diversi titoli di Stato sotto lo zero. Nel caso dell’Italia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha visto prima i tassi dei Ctz e poi quelli dei Bot a 6 mesi scendere fino ad essere preceduti dal segno meno. Ciò significa che se un investitore acquista questi bond a tassi negativi sarà lui a pagare per tenerli in portafoglio e non lo Stato italiano a corrispondergli un determinato rendimento. Detta più in breve, significa acquistare debito, il che sembra un paradosso. Ma non sempre è così.

 
Perché a volte ha senso comprare debito
Può sembrare incredibile, ma ci sono diversi motivi che spingono investitori istituzionali e non ad acquistare debito. Il primo riguarda le aspettative verso l’economia: se ci si attende una fase deflattiva il nostro investimento potrebbe addirittura tradursi in un guadagno. Poniamo di aver comprato un bond finlandese a 5 anni che ha rendimento negativo dello 0,1%. Se il livello dei prezzi diminuisce in media dello 0,2% da qui al 2020, abbiamo spuntato un guadagno lordo dello 0,1%. Nulla per cui strapparsi i capelli, ma meglio di niente in un periodo così incerto.
 
Un altro modo per guadagnare sui tassi negativi è legato all’andamento delle valute. Se mi aspetto che la valuta del mio investimento si apprezzerà mentre io detengo quel titolo, posso riuscire a spuntare qualche rendimento anche da un tasso sotto zero. In questo caso però devo operare con una divisa differente da quella del titolo, per esempio essere un investitore americano e acquistare obbligazioni in euro.
 
Una terza ragione non porta reali guadagni, ma rappresenta la sicurezza di mantenere i propri risparmi: i depositi garantiti in banca arrivano solo fino a 100 mila euro e chi non vuole rischiare di avere in portafoglio prodotti meno solidi può decidere per un bond tedesco. Il tasso negativo in questo caso assomiglia a una specie di “tassa” sulla certezza di riavere la maggior parte dei propri soldi.
 
I tassi della BCE
C’è poi il caso degli istituti finanziari come banche e assicurazioni, che spesso preferiscono parcheggiare una parte della propria liquidità in titoli sicuri con scadenze medie anche se hanno tassi negativi, piuttosto che fare credito ad aziende in tempi di incertezza.  
 
Un discorso a parte meritano i tassi sul deposito della Bce, sulla quale possono fare affidamento le banche europee. Gli istituti che hanno eccesso di liquidità possono collocare a Francoforte una certa quantità di denaro, ma ciò vorrebbe dire ridurre l’ammontare di circolante nel sistema. Infatti, per evitare che avvenga una ulteriore stretta sul credito, Draghi ha portato tale tasso a -0,20% per stimolare le banche a utilizzare i fondi per l’economia reale. Anche in questo caso, i tassi negativi possono risolvere un problema invece che crearlo.