Dopo i primi due articoli di questa mini-rubrica in cui abbiamo dato qualche spunto per costruire un portafoglio a basso rischio e uno a medio rischio, è venuto il momento di occuparci di chi vuole osare di più. Esistono svariate strategie e classi di rischio, a partire dall’asset allocation per arrivare fino alla gestione attiva del proprio portafoglio. La cosa migliore sarebbe avere uno Sharpe ratio molto alto, ma ciò dipende da troppe variabili per poterne fare una regola ferrea. E poi toglieremmo tutto il divertimento a chi partecipa alla terza edizione di Top Advisor.
 
Osservate il contesto
Dal momento che dovrete puntare sull’azionario, sarà una buona abitudine tenere sott’occhio il quadro generale e cercare di leggere i differenti scenari, che possono influenzare in un senso o nell’altro la vostra performance. Per esempio l’azionario europeo è ancora consigliato da molti analisti, perché al di là della solidità delle aziende, gli esperti fanno affidamento sul Quantitative Easing: l’allentamento quantitativo della BCE accompagna la crescita e rafforza il clima di fiducia del Vecchio Continente, con conseguenze positive per le imprese.
Fate attenzione anche alla puntualità e ai risultati delle aziende che mettete nel mirino: se la loro storia parla di un’ottima capacità di creare valore per gli azionisti, se negli ultimi anni hanno registrato risultati in costante miglioramento, se anche altre classi di investitori manifestano la propria attenzione, siete sulla strada giusta.
Questi sono solo alcuni esempi di ciò che significa osservare il contesto. Un investitore non deve mai e poi mai farsi prendere dal panico e vendere appena legge segnali di incertezza. Non possiamo nemmeno pretendere di diventare dall’oggi al domani esperti di mercati internazionali. Ma sapere che esistono tali segnali e che a volte possono essere interpretati è un bene per tutti.
 
Privilegiate l’azionario sull’obbligazionario
Per andare a caccia di guadagni la nostra base di partenza deve essere l’azionario: possiamo dedicare il 50% della nostra disponibilità a titoli dell’area euro, degli Stati Uniti e del Giappone, possibilmente con le caratteristiche citate sopra. A questa prima metà possiamo aggiungere un 20% di azioni dei Paesi Emergenti, che hanno un potenziale di rendita maggiore (ma anche di perdita nei periodi negativi). Il restante 30% può essere diviso in obbligazioni e prodotti di liquidità per fare da stabilizzatori e assicurare guadagni anche minimi se le cose dovessero mettersi male. Un conto è assumersi qualche rischio un po’ più alto della media, un altro è giocare d’azzardo. Per quello esistono i casinò.