La terza edizione del concorso Top Advisor è ripartita da circa un mese, con l’obiettivo dichiarato da Pictet e Fida di promuovere l’educazione finanziaria nel nostro Paese. La sfida per promotori, investitori privati e anche studenti universitari è costruire e gestire un portafoglio di investimento virtuale. Nel primo articolo di questa mini-rubrica abbiamo presentato un portafoglio solido e a basso rischio, composto per lo più da titoli obbligazionari. Vediamo oggi come far prevalere l’equilibrio nella nostra strategia.

 
Differenziare e bilanciare
Come abbiamo già spiegato in precedenza, il rischio che si decide di assumere impatta direttamente sul rendimento atteso, così come i diversi tipi di asset che si acquisiranno, la loro vita se si tratta di obbligazioni, l’area geografica e i settori di provenienza. Tutto ciò determina i potenziali guadagni, così come le possibili perdite nel caso di uno scenario negativo. L’importante è avere ben chiaro che i bond di qualità, quindi gli investment grade, sono i titoli più sicuri. Ma assicurano rendimenti bassi. Le azioni invece garantiscono guadagni maggiori, ma espongono chi le acquista alla possibilità di perdere una parte dei propri soldi in una fase di bear market o semplicemente se sono state scelte le società sbagliate. Per limitare tale rischio e avere comunque una prospettiva di guadagno interessante, sono due le cose da fare: differenziare e bilanciare.
 
Metà obbligazionario e almeno un terzo di azionario
Per creare un portafoglio equilibrato, si può ipotizzare una base del 50% di obbligazionario. All’interno di questa prima metà dobbiamo poi pesare bene i corporate bond di società stabili e solide, con un rating alto e comunque non al di sotto del livello investment grade. Meglio non esporsi sui junk bond se non volete trovarvi una brutta sorpresa nel giro di qualche anno. Una parte dell’obbligazionario deve poi essere destinata a titoli di stato europei o Usa, alternando brevi, medie e lunghe scadenze. Questo 50% è quello che ci permette di ridurre al minimo i rischi di perdite. La seconda fetta, quella dell’azionario che ci consente di alzare un po’ l’asticella dei rendimenti, può essere intorno al 40% del totale. È meglio che la maggior parte siano titoli di aziende europee o nordamericane, più solide e meno soggette alla volatilità e agli squilibri dei mercati rispetto a quelle con base nei Paesi Emergenti. Di quel 40% possiamo riservare un 5% a titoli emessi da società asiatiche o sudamericane, che hanno picchi sia positivi che negativi più ampi di quelle dei Paesi avanzati. Infine, il rimanente 10% può essere riservato a strumenti di liquidità come conti correnti o conti deposito, sempre per cementare la stabilità del nostro portafoglio.