Con il concorso Top Advisor, pensato da Pictet e da Fida per promuovere l'educazione finanziaria in Italia, i promotori finanziari, gli investitori privati e gli studenti universitari possono cimentarsi con la gestione di un portafoglio di investimento virtuale. Ma come si costruisce un portafoglio efficiente? Inauguriamo oggi una mini-rubrica in 5 puntate, per comprendere meglio questo tema.


Una strategia d’investimento può essere vista come la pianificazione dell’acquisto di un’auto: segue le vostre esigenze. Se avete un budget di 30 mila euro e una famiglia, probabilmente opterete per una monovolume o una station wagon, ma se siete single magari preferirete una berlina o una cabriolet. Allo stesso modo, a seconda degli obiettivi di investimento che ognuno di noi si pone, è possibile progettare un portafoglio titoli adatto. Rischio e rendimento si influenzano direttamente, ma in fase di asset allocation, una cosa va tenuta ben presente: le differenti tipologie e l’area geografica dei vari asset condizionano in modo determinante la performance del nostro portafoglio.
 
La tranquillità dell’obbligazionario e gli scatti dell’azionario
Se vogliamo avere l’assoluta certezza di recuperare quanto abbiamo investito e spuntare un leggero rendimento, anche se non si tratta di nulla di spettacolare, allora si dice che stiamo adottando una tattica difensiva. E quale migliore alleato se non le obbligazioni? Oltretutto in alcuni casi, come per i titoli bancari, è prevista una cedola regolare. L’azionario, soprattutto in periodi di alta volatilità, è allettante ma rischioso. Promette migliori rendimenti delle obbligazioni, ma espone alla possibilità di perdere una parte dei propri soldi, soprattutto se l’investitore non ha letto bene il momento.
A questo punto, per ottenere un portafoglio difensivo, è possibile ipotizzare un 60% di obbligazionario, all’interno del quale alternare titoli di stato a media e lunga scadenza, corporate bond e obbligazioni societarie industriali solide. In questo modo abbiamo una base sicura dalla quale partire. Possiamo aggiungere anche un 20% di strumenti di liquidità, caratterizzati da rischi minimi se non nel caso dell’inflazione, ma al momento sembra difficile vedere un vorticoso aumento dei prezzi, almeno in Europa. Fanno parte di questa categoria conti correnti, conti deposito e titoli a breve scadenza, al limite un anno. Infine, il restante 20% può essere riservato ad azioni. Magari, se vogliamo continuare sulla strada della prudenza, appartenenti a un’area geografica che non dovrebbe riservare grandi sbalzi, come per esempio l’Europa.
In un portafoglio di questo tipo le maggiori oscillazioni saranno legate alle azioni europee, che però rappresentano soltanto il 20% del totale e quindi non possono incidere troppo sul risultato finale in caso di andamenti negativi.
 
Mai scordarsi del rating
Tenete d’occhio il rating però, perché un conto è acquistare i bond della Hewlett-Packard, un altro prendere titoli di una società con dieci anni di conti in rosso che non paga regolarmente i propri fornitori. Potete anche costruire il vostro portafoglio con un 100% di obbligazionario, ma se puntate su titoli che le agenzie di rating classificano come “non investment grade”, ovvero titoli con una bassa qualità del credito emessi da società che hanno un’alta possibilità di default, quanto detto finora non vale. Questi bond vi assicurano alti rendimenti ma se li chiamano “junk”, un motivo ci sarà.