Una piccola azienda o una startup hanno bisogno di liquidità per dare nuova linfa al proprio sviluppo, ma ricevere finanziamenti dalle banche è un processo lento e complicato. Ecco che allora entra in gioco un fondo di private equity, un investitore istituzionale in grado di entrare nel capitale di rischio di una società non quotata. Fino a qualche anno fa erano appannaggio di grandi magnati, che dovevano pagare una quota molto alta per accedere a questo strumento, ma le cose sono cambiate. Negli ultimi anni sono molti i fondi che si sono quotati in borsa in tutto il mondo. Una decina sono presenti su Borsa Italiana.

Una collaborazione che conviene a tutti
Il legame che prende corpo con un’operazione di private equity dura per un periodo limitato di tempo: da un minimo di 5 a un massimo di 30 anni, anche se in genere siamo intorno ai 10-12 anni. Conviene a tutti: l’azienda ottiene denaro in modo semplice e veloce e in più può anche richiedere un supporto agli amministratori del fondo per avere una consulenza. A sua volta il fondo può dare fiducia a una società perché convinto dal suo business plan e dai sui margini di sviluppo, che possono assicurare rendimenti migliori rispetto agli investimenti classici.

I vari tipi di private equity
A seconda del momento nel quale un fondo di private equity decide di entrare nel capitale di una compagnia esistono diverse definizioni e strategie. Se l’operazione di private equity viene avviata durante la fase iniziale della vita di una società, quando ancora non esiste ancora nemmeno il fatturato, si parla di seed capital o di angel investing. Il passo successivo è il venture capital, investimenti in società già avviate che hanno bisogno di rafforzare lo sviluppo. Nel caso delle società con flussi di cassa positivi troviamo il development capital, mentre la special situation prevede investimenti ad hoc per quelle imprese in crisi. Quando invece un gruppo di manager intende acquistare la propria azienda e porta a termine questa operazione con le risorse provenienti da un fondo di private equity siamo nel campo del management buyout. Discorso quasi identico per il management buyin, dove però i  manager che comprano l’azienda con il supporto del fondo di private equity sono esterni all’azienda in questione. Possiamo poi assistere al going private, cioè alla ristrutturazione di un’azienda quotata che prima viene ritirata dal mercato e poi viene venduta ottenendo un profitto da un investitore di private equity. Ecco, è meglio non scordare questo ultimo punto: ciò che guida le intenzioni di questi professionisti è comunque sempre il guadagno.