Da circa sei anni l’Europa e il mondo economico-finanziario devono affrontare la questione greca. In questo periodo si sono alternate varie fasi con l’obiettivo dell’austerità ellenica. Le trattative dei vari governi di Atene con BCE, FMI e istituzioni europee si sono susseguite nei mesi, portando all’attenzione del grande pubblico concetti e definizioni specialistici. Ecco i 10 termini più usati.

1. Avanzo primario. È l’indicatore utilizzato per capire se un Paese ha una situazione finanziaria sostenibile: si calcola sottraendo la spesa annuale alle entrate annuali, escludendo dal conteggio gli interessi sul debito pubblico. Se il dato è negativo si parla di disavanzo primario.

2. Debito pubblico. È la quantità di denaro che il governo greco deve rimborsare (in alcuni casi lo ha già restituito) agli altri Paesi europei o a istituzioni internazionali come Bce e Fmi. Lo stock di debito della Grecia supera i 330 miliardi di euro, circa il 180% del suo Pil. I singoli prestiti che formano il debito complessivo hanno ciascuno una propria scadenza. Se non venissero onorati in tempo, per Atene si aprirebbe la strada del default.

3. Default. Scatta quando uno stato sovrano non paga i suoi debitori entro la scadenza concordata. In genere c’è un periodo di tolleranza di 30 giorni per provvedere al versamento, dopo il quale viene notificato formalmente il default. Ciò significa che quel Paese è poco affidabile e avrà difficoltà ad indebitarsi di nuovo sui mercati finanziari.

4. ELA (Emergency Liquidity Assistance). È il programma della BCE che finanzia le banche greche con liquidità di emergenza. Dal momento che non sono ritenuti abbastanza sicuri i titoli di stato greci che le banche offrono come garanzia, queste ultime non possono accedere alle aste settimanali. Il tasso di interesse (1,55%) è decisamente più alto rispetto allo 0,05% delle aste.

5. ESM (European Stability Mechanism). I media lo hanno soprannominato “Fondo salva Stati” ed è il principale strumento con il quale l’Unione Europea sta prestando soldi ad Atene. Ogni Paese UE “riempie” questa cassaforte in proporzione al proprio peso nella BCE, quindi l’Italia è il terzo contribuente della Grecia attraverso questo veicolo dopo Germania e Francia.

6. Esposizione. Con questo termine si può intendere sia l’esposizione del singolo Stato che quella delle sue banche. In entrambi i casi si tratta di quanto denaro un soggetto creditore ha prestato alla Grecia. A giugno 2015 l’Italia, esposta per quasi 36 miliardi di euro, è la terza nazione europea dietro a Germania (60 miliardi) e Francia (46 miliardi).

7. Grexit. È il neologismo inglese coniato dai media per l’uscita dall’euro della Grecia, derivante da “Greece” ed “exit”. Dopo le dimissioni dell’ex ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis si è parlato anche di Varoufexit. Nei mesi scorsi inoltre è stata ventilata l’ipotesi dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE, in quel caso è stato utilizzato il termine Brexit.

8. IOU (I Owe You). In inglese significa “ti pagherò” ed è una delle ipotesi formulate dagli economisti per evitare che la Grecia debba uscire dall’euro nel caso in cui la situazione precipitasse In sostanza sono delle cambiali che lo Stato ellenico utilizzerebbe per pagare stipendi e pensioni per un breve periodo, evitando di stampare dracme. Ma la BCE ha già respinto questa idea.

9. OMT (Outright Monetary Transactions). È un ulteriore strumento di salvataggio a disposizione della BCE, che però non lo ha ancora messo in campo. È stato pensato per quei Paesi in difficoltà economica e prevede acquisti illimitati dei loro bond(link). Per chiedere questo intervento estremo, il governo ellenico dovrebbe chiedere ufficialmente assistenza finanziaria alla troika (Bce, Fmi e Commissione europea).

Ristrutturazione (del debito). È il punto al centro dei negoziati tra il premier greco Alexis Tsipras e i creditori europei ed internazionali. Le possibilità per ristrutturare il debito sono diverse. Con un “haircut” ci si accorda per restituire meno soldi di quanti ne sono stati prestati, oppure si possono abbassare gli interessi sul debito e contestualmente allungarne le scadenze. Al momento la Grecia spinge per l’haircut, mentre i creditori sono più propensi a scegliere la seconda ipotesi.