Prima di scegliere se investire in un determinato fondo, ci possiamo fare un’idea su come viene gestito, sui risultati raggiunti negli anni o nei mesi passati e soprattutto su un parametro ancora più importante: le performance messe a segno dal gestore in rapporto al rischio che ha deciso di assumersi. Perché è facile (si fa per dire) registrare un +15% annuo. Ma un conto è arrivarci scommettendo su asset ad alto rischio, un altro è centrare l’obiettivo con una strategia a rischi contenuti. Ecco perché sono stati creati gli indicatori di rischio e di performance. Vanno però compresi e interpretati, perché ognuno di loro è leggermente diverso dall’altro ed esprime una lettura particolare. Attenzione però, perché sono misure statistiche che danno un riferimento sul passato, ma non possono proteggere da circostanze inattese sui mercati.
 
Gli indicatori di rischio
Uno dei più utilizzati dagli esperti è il Value at Risk che viene abbreviato in VAR. Con questo rilevamento statistico è possibile capire la massima perdita potenziale di un portafoglio o di un investimento in un determinato orizzonte temporale tenendo conto dell’intervallo di confidenza. Questo calcolo del rischio di mercato ci permette di comprendere la connessione che intercorre tra le perdite potenziali e il proprio profilo di investitore. Per fare un esempio, se il VAR di un giorno è 100 milioni di euro con una confidenza del 99%, significa che quel portafoglio, per 99 giorni su 100, rimarrà sopra 100 milioni di euro e che per 1 giorno su 100 scenderà sotto quel livello.
Un altro importante indicatore è la duration, che viene usata per stimare gli investimenti in obbligazioni. Ci segnala la vita finanziaria che rimane a un determinato titolo ed è ottenuta attraverso il calcolo delle cedole che ancora deve pagare. Più ci si avvicina alla scadenza del bond in oggetto più questo parametro diminuisce, mentre aumenta se le cedole vengono pagate con ritmi più bassi. Quindi in un colpo solo possiamo avere un’idea dei rendimenti, delle modalità di rimborso e della frequenza delle cedole di un titolo.
 
Gli indicatori di performance
Attraverso questi indicatori possiamo comprendere meglio che tipo di gestore abbiamo di fronte e quali strategie mette in atto. Con il drawdown scopriamo le fluttuazioni più estreme della vita dell’investimento, sia in positivo che in negativo. In base al tipo di dato che ricaviamo possiamo dedurre tre informazioni: qual è la peggiore situazione che ci dobbiamo attendere durante quell’investimento, cosa ci dobbiamo aspettare in un contesto medio e qual è il picco più basso raggiunto rispetto al capitale iniziale.
Se proseguiamo incontriamo anche lo Sharpe Ratio, che ci spiega quali sono le migliori performance rapportate al rischio preso dai gestori. Un altro indicatore dello spread tra rischio e rendimento è l’Information Ratio: prende il benchmark di riferimento di un determinato portafoglio e lo compara con l’effettiva gestione del portafoglio stesso, relazionandola poi con il rischio assunto dal gestore. In questo modo è semplice capire le competenze dei gestori nel superare costantemente il benchmark e quindi decidere che vale la pena di affidarsi a una gestione attiva.