Nel 2012, quando il colosso energetico americano Enron fallì, si scatenarono aspre polemiche. Per la pessima gestione della società e per un fatto apparentemente minore, ma ancora più grave: da un giorno all’altro scomparvero i risparmi di quasi tutti i dipendenti. Non furono derubati da qualche manager, ma ciò che li accomunava fu la decisione di investire nel fondo pensione proposto dalla stessa Enron. Bene, si scoprì che il portafoglio del fondo pensione era quasi interamente composto da azioni Enron: una volta dichiarato il default dalla società texana, le azioni crollarono e i risparmi di una vita di migliaia di persone sfumarono in una nottata. Questo è il rischio di una mancata diversificazione, nonostante si tratti di un caso-limite.
 
Diversificazione, alla ricerca del giusto equilibrio
L’obiettivo che si vuole perseguire con la diversificazione è ridurre i rischi derivanti dalla volatilità dei mercati e garantire all’investitore una maggiore stabilità del portafoglio nel tempo. Se la diversificazione è buona, nei momenti complicati gli effetti positivi compensano quelli negativi. Il punto di forza è l’equilibrio: non ci si può attendere grandi rialzi, ma nemmeno ribassi a doppia cifra.
Esistono varie tipologie di diversificazione: quella per strumento, quella per aree geografiche, per settori, per comparti. Va evitato però di eccedere nella diversificazione. Se i prodotti sono troppi, aumentano le commissioni di gestione riducendo i guadagni totali del portafoglio. Inoltre non è semplice seguire ogni giorno l’andamento di decine di prodotti differenti.
 
Mai scordarsi della correlazione
Se entriamo in una fase di rallentamento economico, in teoria le aziende avranno profitti ridotti e di conseguenza il mercato azionario offrirà poche opportunità di rendimento. Allora, dal momento che esiste una bassa correlazione tra azioni e obbligazioni governative, aumenterà l’interesse degli investitori per queste ultime. Quindi si assisterà a un andamento positivo dei bond, soprattutto a medio-lungo termine, perché è probabile che i tassi di interesse verranno abbassati.
Questo è uno dei tanti esempi di come funziona la correlazione: significa semplicemente che gli andamenti di due o più strumenti si influenzano (molto o poco) a vicenda. Il coefficiente massimo è 1, quello minimo è -1 e in questo secondo caso gli asset hanno movimenti opposti. Ecco perché, quando per esempio decidiamo di acquistare più fondi comuni, dobbiamo verificare il grado di correlazione che ognuno ha con l’altro, per evitare di puntare su strumenti composti da asset simili che porteranno alle stesse performance, in positivo e in negativo.