Quando si parla di agenzie di rating si sottintende sempre un triumvirato: Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s, in rigoroso ordine crescente per importanza. In realtà ce ne sono anche altre, come al cinese Dagong, ma queste sono le più famose e le più seguite da analisti e media.

Obiettivi delle agenzie di rating 


Quando, all’inizio del secolo scorso, John Moody ha fondato l’omonima società a New York, lo ha fatto in nome della chiarezza comunicativa. Gli investitori, per potersi muovere all’interno dei mercati finanziari, devono avere una valutazione imparziale dei titoli emessi da società private o governi. A questo servono i report e le valutazioni delle agenzie di rating: a seconda di chi li colloca, Bond e obbligazioni possono essere rischiosi o sicuri e questo voto di fiducia nei confronti dell’ente emittente influenza i tassi che vanno pagati ai sottoscrittori. Più un titolo è sicuro, più basso sarà il premio pagato dalla società o dal governo che lo posiziona sul mercato. Al contrario, se gli analisti hanno dei dubbi e l’emittente non dà garanzie adeguate, i tassi si alzeranno.

Le valutazioni
Ogni società ha la propria scala di valori espressi in lettere. Quelle di Standar & Poor’s e Fitch corrispondono, mentre quella di Moody’s è leggermente diversa. I titoli con la migliore qualità vengono contrassegnati con il voto AAA (in gergo, tripla A) da S&P e Fitch, con Aaa da Moody’s. Significa che la società o il governo emittente hanno il massimo delle possibilità di onorare gli impegni assunti con i sottoscrittori dei titoli. Il rischio per gli investitori è praticamente nullo, ma i guadagni saranno di conseguenza molto bassi.

Al contrario, se una società o un governo ha bassissime probabilità di ripagare i prestiti ricevuti tramite i titoli che ha collocato, avrà un rating basso come CC per le prime due agenzie e Ca per Moody’s. In questo caso l’ente emittente è vicino alla bancarotta e il tasso che deve garantire perché le proprie obbligazioni siano appetibili sul mercato sarà in questo caso molto alto.

Investimento o speculazione?
In sostanza, possiamo dividere una scala di circa una ventina di valutazioni in due grandi campi: investment grade (grado d’investimento) e speculative grade (grado di non-investimento). Con questo si intende che da AAA fino a BBB- (o da Aaa fino a Baa3 per Moody’s) la qualità dei titoli è medio-alta e che non ci sono grandi rischi di insolvenza. Se invece l’investitore decide di puntare su titoli da BB+ (o Ba1) in giù, deve essere pronto ad affrontare delle perdite perché lì, evidentemente, si entra in territorio speculativo. Con possibili alti guadagni ma, di conseguenza, con potenziali rischi.